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Lo spettacolo Circa  rappresentato in queste sere dal 4 all'8 Maggio presso il Teatro Storchi di Modena - è di arte circense contemporanea, dove i confini si confondono tra il movimento, la danza e il teatro in un'unica singolare esperienza. L'opera è tratta da tre spettacoli del repertorio della compagnia australiana: The Space Between, By the light of the stars that are no longer... e Furioso. Circa ha emozionato e deliziato spettatori di tutto il mondo e vede coinvolti sette eccellenti perfomers sotto la direzione di Yaron Lifschitz

L'opera teatrale celebra le possibilità espressive del corpo umano e dei suoi estremi: combinazione di bellezza fisica e poetica, abilità circensi eccezionali, suono avvolgente, luci e proiezioni e anche un po' di umorismo.                                                                                 La rappresentazione si alterna tra scene con sottofondo musicale lento e dolce e un gioco di luci tenui, a volte romantico, a scene dal ritmo più forte che vanno da musiche allegre a quelle vivaci con un ritmo decisamente scatenato. Il ritmo della musica segue i movimenti ora dolci e sinuosi ora velocissimi degli artisti che sembrano quasi snodabili nei loro movimenti corporei come se una forza esterna si appropriasse del loro corpo rendendoli capaci di movenze strabilianti, propri di eccellenti contorsionisti.

È il corpo atletico degli artisti che concentra su di sé tutta l'attenzione del pubblico attraverso la coreografia, la danza e la musica quindi la scenografia è ridotta al minimo come la scena in cui un interprete cammina con dei tacchi a spillo sul corpo del suo partner;  l'uso sapiente di suoni avvolgenti, delle luci e delle proiezioni donano un fascino particolare a questo Circo contemporaneo. Il corpo diventa anche strumento musicale oltre che mezzo per arditi giochi acrobatici, si alternano scene dal ritmo velocissimo, numeri aerei, acrobazia a terra e giocoleria in cui predomina l'umorismo; i giochi di luce contribuiscono a mettere in evidenza i fisici atletici e i loro movimenti con sottofondi musicali che spaziano dalle cadenze dolci, allegri e vivaci.

Allo stesso modo non mancano momenti di tenerezza dal ritmo più lento e cadenzato come le rappresentazioni di movimenti sincronici eseguiti in coppia o la passione d'amore con il sentimentalismo delle canzoni francesi che ci fanno pensare a due amanti che si struggono nel vortice della loro passione.                                                                  E poi la scena finale in cui man man si palesano sul palco gli artisti, uno alla volta, con i loro mille movimenti sinuosi e coordinati in un crescendo di luci che proiettano le loro stesse ombre sullo sfondo del palcoscenico e un ritmo musicale che cresce sempre più fino ad arrivare alla conclusione di uno spettacolo che vi lascerà senza fiato!

Marianna Tota

Dal 4 maggio in un’atmosfera frizzante e colorata – grazie ai numerosi cambi di scena molto pop e molto rock - due bravissimi Danny - Giuseppe Verzicco - e Sandy - Beatrice Baldaccini - e tutti i loro amici dei T-Birds e delle Pink Ladies divertono e fanno venire una gran voglia di ballare. L’energia travolgente di questa squadra è un’ondata di positività e buon umore così forte che si percepisce anche nell’aria.

Dopo 18 anni Grease ritorna in Italia con nuovi arrangiamenti, traduzioni, costumi e coreografie e una produzione che ha la firma della Compagnia della Rancia. La regia di Saverio Marconi ci riporta alla moda e all’atmosfera degli anni ’50, con la storia che ha appassionato e continua ad appassionare grandi e piccoli.

In un batter di ciglia (con rimmel!) ci ritroviamo catapultati nel 1957 e nella magica atmosfera di Be-Bop-A-Lula dei jukebox del Burger Palace, dove - tra hamburger e patatine -  sfilano ampie gonne, giubbotti di pelle, pettinature e ciuffi perfetti di brillantina mentre all’esterno rombano i motori delle automobili infangate e unte di grasso – esilarante la scena nel drive-in! Gli interpreti armonizzano tutto il palcoscenico creando più situazioni che si muovono insieme o si alternano in modo piacevole e coinvolgente.

Un musical che nasce nel 1971 da Jim Jacobs e Warren Casey e che spopola nel 1978 con il film che vede come protagonisti John Travolta e Olivia Newton John e che ancora continua a farci sognare. Fino al 15 maggio al Teatro Brancaccio di Roma!

Marianna Zito

"nostalgia, nostalgia canaglia

che ti prende proprio quando non vuoi..."

- Albano e Romina Power -

 

Carrozzerie n.o.t a Roma ha ospitato per altri due giorni – 29 e 30 aprile – Matteo Angius e Riccardo Festa per parlare di una malattia che attanaglia da tempo la nostra società, la nostalgia.

Ma cos’è la nostalgia? Qualcosa del passato, che ci è appartenuta o che ci ha solamente sfiorato. Oppure un oggetto, una foto o una caramella rossana. Potrebbe essere una canzone, un gesto, una voce o un film.  O semplicemente tutto ciò che erano i nostri pensieri e che ora non lo sono più, tutto ciò che poteva essere possibile e poi non lo è stato.

 

Attraverso una trasmissione radiofonica – accuratamente registrata per essere riascoltata nella sua unicità – Angius e Festa interagiscono e coinvolgono un pubblico che riempie ogni spazio possibile delle Carrozzerie n.o.t.                                                    Le loro storie – che sono in un modo o in un altro le storie di tutti – si incontrano e confluiscono per dare vita a uno scrigno di ricordi a tratti dolorosi a tratti divertente. La radio non è più solo una voce ma diventa realtà in carne ed ossa davanti ai nostri occhi incarnandosi in quella meravigliosa arte che racchiude tutte le altre e - più di tutte - si avvicina alla vita, il teatro.

Marianna Zito

Dal 26 al 29 aprile Il Teatro Storchi di Modena ha ospitato Questa sera si recita a soggetto con la regia di Federico Tiezzi.

Con Sei personaggi in cerca d'autore e Ciascuno a modo suo, l'opera fa parte della trilogia del "tetro nel teatro" di Luigi Pirandello che rivoluzionò il tradizionale modo di recitare introducendo nuove tecniche, non limitando l'azione degli attori meramente al palcoscenico ma facendoli recitare in platea coinvolgendo, così, anche il pubblico che entra a far parte della rappresentazione teatrale. La scena, dunque, non è qualcosa di statico ma è viva e il regista ce la mostra mentre prende vita.

Nella prima parte dello spettacolo teatrale viene rappresentato il conflitto tra gli attori, abituati a immedesimarsi nel personaggio tramite un copione prestabilito, seguendo uno svolgimento lineare della trama e il professor Hinkfuss - magistralmente interpretato da Luigi Lo Cascio - che chiede agli attori di recitare a soggetto ovvero improvvisando sul canovaccio di una novella, Leonora addio!

Hinkfuss espone il suo "teorema del teatro" interloquendo con il pubblico e asserisce che il regista crea il proprio lavoro, egli è un artista che mette in scena la sua idea di rappresentazione scenica che ben poco ha a che vedere con la scrittura teatrale, porta a riflettere sugli elementi portanti quali gli attori, il regista, l'autore, l'imprevedibilità dell'improvvisazione e lo stesso pubblico. Sia all'inizio che alla fine dell'intervento del professor Hinkfuss - che parla al pubblico esprimendo ciò che per lui significa fare teatro - compaiono sulla scena due insegne luminose: "il mondo è tutto ciò che accade" e "su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere". Due preposizioni del filosofo austriaco Wittgenstein che propongono due visioni del teatro: quello commentato e discusso e quello agito che si armonizzano in una visione unica e completa.

L'interazione tra il regista, gli attori e la platea dà la sensazione di non seguire un preciso copione bensì l'evolversi di un pensiero che man mano prende forma. Gli attori, recitando a soggetto, danno spazio alla loro creatività ma sono continuamente interrotti dagli interventi del regista che li portano a entrare e uscire dal personaggio fino a che, stanchi di essere trattati come marionette, decidono di cacciare il regista che scompare dietro le quinte.

Nella seconda parte dello spettacolo si passa dalla teoria alla pratica, la novella ci viene presentata prima di tutto mostrando i suoi personaggi e il luogo in cui è ambientata, la Sicilia, terra intrisa di una forte religiosità. Questa sacralità si evince attraverso la presentazione di una processione che vede i personaggi della novella coperti da teste di coccodrillo come totem di un'antica religione. La testa di coccodrillo richiama anche la metafora della maschera perno portante della poetica pirandelliana.                                                                                                                                       La storia che viene rappresentata è quella della famiglia Croce composta dal padre detto Sampognetta - interpretato dall'attore Massimo Verdastro - dalla personalità debole comandato "a bacchetta" dalla moglie soprannominata la Generala - Francesca Ciocchetti -, le quattro figlie, Mommina, Dorina, Totina e Nenè corteggiate da ufficiali che frequentano regolarmente la loro casa con il beneplacido della mamma e di un padre troppo permissivo risultando, così, agli occhi della gente, ragazze lascive.                                                                                                               Mommina - Sandra Toffolatti - sposa per gratitudine un ufficiale siciliano, Rico Verri - Francesco Colella - che, accecato dalla gelosia, vieta alla moglie di uscire e non le permette di vedere nessuno di qui il dramma della povera ragazza che sognava di cantare nei teatri. Sentiamo Mommina intonare il canto del Trovatore di Verdi sia per allietare la mamma sia nell'epilogo dell'opera quando canta per l'ultima volta prima di morire di crepacuore.

Ma ciò che più risalta di questo spettacolo di Federico Tiezzi (con la collaborazione di Sandro Lombardi alla drammaturgia) non è tanto la trama della novella quanto il gioco di luci, i colori, l'effetto del cielo stellato quando compare sulla scena la chanteuse del cabaret con il suo vestito luccicante tanto che ci sembra di trovarci in un vero e proprio cabaret degli anni ‘30 con la musica e l'atmosfera che si crea.

Al termine dello spettacolo teatrale ecco comparire nuovamente il regista che è sempre stato dietro le quinte ad osservare gli attori che, ignari, hanno fatto proprio ciò che voleva il regista.

Marianna Tota

Foto di Attilio Marasco

“la più grande attrazione di ognuno di noi è verso il passato, perché è l'unica cosa che noi conosciamo ed amiamo veramente: è il ventre di nostra madre la nostra meta.”

Il testo teatrale pasoliniano, sostenuto da una lingua meta-letteraria profondamente legata al teatro classico, è il ritratto mitico dell’inarrestabilità del potere e dell’inevitabile solitudine che segna ogni forma di diversità. Pilade è il proseguimento ideale dell’Orestea di Eschilo: utilizza gli elementi della struttura classica della tragedia greca per creare un dramma politico contemporaneo, nel caso specifico l’Italia del dopoguerra e tutti i cambiamenti che la caratterizzarono.

Daniele Salvo estrae l’idea pasoliniana senza oltrepassarla e la affida - per un lavoro teatrale - al gruppo de I SOGNATORI che attuano uno svisceramento sia fisico sia emotivo per trasmettere - a chi guarda - le sensazioni da loro assorbite dalla lettura del testo originale, con l’obiettivo di far trapelare la poesia, l’angoscia e la disperazione dell’artista friulano. Il tutto avviene su di un palcoscenico ampio - la piazza di Argo - vissuto in ogni sua parte. Il vuoto della scena è riempito solo da pochi accessori utilizzati dagli attori e da una grande croce sullo sfondo a indicare un cimitero ma allo stesso tempo a simboleggiare la morte della verità e dell’umiltà. I costumi definiscono lo stato sociale o il potere o  l’angoscia interiore dei personaggi, in alcuni casi, e la loro nudità di fronte al mondo, in altri. Il tutto è caratterizzato da un ritmo - intervallato dalle musiche di Marco Podda - che tende a creare un perfetto equilibrio su tutto lo spazio con risultati suggestivi per gli occhi del pubblico che risponde affascinato al dramma.

Gli spettatori si sentono, in tal modo, quasi partecipi di una scena in continuo movimento che si allarga anche oltre i suoi spazi. E proprio in questo palcoscenico così popolato Oreste - interpretato da Marco Imparato - nelle vesti di un intellettuale che incarna la predominanza del pensiero occidentale, fa il suo ingresso solenne ad Argo. Assolto da Atena dalle sue colpe e liberato così dalla persecuzione delle Furie egli è ora, qui, sovrano. Introduce in primis il culto della dea della Ragione - una tenebrosa Silvia Pietta che padroneggia velocemente la scena disegnando ripetuti cerchi immaginati su dei pattini a rotelle, quasi ad indicare il vortice del progresso che risucchia la società senza possibilità di scampo. Il secondo passo è istruire il popolo alla democrazia, che andrà a confluire nel potere della sola classe borghese, cittadini mai totalmente sicuri delle loro scelte e delle loro idee ma pronti a seguire e condividere il benessere e l’agiatezza e a eliminare ogni tipo di legame con il passato. Si dà il via così a un fiorente periodo di rinascita mirato al futuro: non è altro che lo specchio dell’industrializzazione dell'Italia negli anni dopo la seconda guerra mondiale. A opporsi prima e ad allearsi poi a questa strategia politica troviamo Elettra - interpretata da Selene Gandini in un groviglio magistrale di dolore e rabbia - che decide di rimanere fedele alla tirannide del passato. L'ondata di ricchezza, ovviamente, porta squilibri e a cercare di riportare Oreste alla realtà arriva Pilade -  Elio D’Alessandro - l’amico intimo di infanzia. Comincia con Pilade, ovviamente incompreso, una rivoluzione proletaria a difesa di poveri, sfruttati - un riferimento che richiama la lotta comunista - e del sacro appartenente al passato, una sorta di nostalgia del classico. Pilade scoprirà così il tradimento fraterno e verrà colto improvvisamente da una disperata e sconosciuta passione. Pilade è il riflesso dello stesso Pasolini, qui infatti sta a simboleggiare il diverso, il solo a rincorrere un’utopia. Il suo unico rifugio sono la nostalgia e la poesia che da essa deriva. Uno stato che inevitabilmente comporta una incapacità di reazione, ben visibile anche ai giorni nostri.

Le vicende si susseguono portando novità, rivoluzioni e un conseguente benessere generale legato a un falso progresso. Il risultato finale rappresenta semplicemente una sconfitta totale, seppur celata in una lieta vittoria: la solitudine di un uomo calpestato dalla ragione e dal suo sogno di una tregua tra il passato e il futuro e la rinuncia, per sfinimento, di ogni desiderio di speranza.

Fino a domenica 1 maggio al Teatro Vascello di Roma. Non mancate!

 

Marianna Zito

Immagine locandina di David Parenti

Foto di Benedetta Morbelli

Un'idea nata quasi per caso, dall'incontro scontro di tre menti a lavoro nella redazione degli studi di Radio Kaos Italy, web radio romana da alcuni anni presente sul territorio con un palinsesto musicale e di intrattenimento a 360°.
 
In questo contesto colorito e variegato, letteralmente caotico, nasce "L'etichetta prude", un format mensile pensato per e con gli ascoltatori di Radio Kaos
Una vetrina domenicale in cui presentare tutto il retroscena che si cela dietro gli artisti sotto i riflettori. Label indipendenti della capitale e non solo presenteranno alcuni dei propri artisti rendendosi disponibili non solo a interviste ai microfoni di Radio Kaos ma anche al confronto con aspiranti musicisti. 
 
 
Tutto in diretta Web, tutto alla luce del bel sole che si prepara a illuminare la bella stagione romana. Per ogni info www.radiokaositaly.com

 

La Redazione - Modulazioni Temporali

Alessandra De Bosis è l’esempio di come una donna ha sempre addosso la possibilità di cambiare le cose e di andare avanti: una forza, un istinto di sopravvivenza che va oltre tutte le difficoltà e - in alcuni casi - anche oltre la morte: per amore di un figlio ma soprattutto per un dovere verso se stessi e la propria vita.

 

In questo libro l’autrice - Francesca Padula (Pisa, 1967) – narra, in una suddivisione diaristica, cinque anni della vita di una donna, appunto, di una madre, biologa e Ufficiale del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Parma. Ogni mese, ogni giorno rappresentano una tappa e una conquista: conquista di sé, dell’indipendenza e dell’amore.

Il racconto scorre piacevolmente, diventando contenitore delle emozioni e della rabbia che si mescolano sì al quotidiano ma anche al lavoro e ai processi scientifici che vi sono narrati, creando un romanzo poliziesco che attiva la curiosità del lettore. L’autrice riesce ad evidenziare allo stesso tempo la grinta e la tenacia, il legame familiare, affettivo con una descrizione accurata di luoghi e di paesaggi arricchiti da dialoghi con espressioni dialettali e linguaggi specifici.                                                               Vincitore al Premio Firenze Capitale d'Europa

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La Redazione - Modulazioni Temporali

Foto di Francesca Padula

Un film. Lo spettacolo di Fausto Paravidino si snoda davanti ai nostri occhi come un film, manca solo lo schermo a dare quella sensazione di distanza totale che qui, invece, non esiste. Ci sono un soggiorno, una finestra, una porta. E poi il buio completo a creare prima una atmosfera tesa per liberarla poi – drasticamente – in luci bianche e intense, curate da Lorenzo Carlucci.

L’equilibrio e la serenità di una giovane coppia vengono improvvisamente alterati dall’arrivo dei nuovi e particolari vicini di casa - interpretati da Sara Putignano e Davide Lorino - che occupano l’appartamento di una vecchia signora morta anni prima - una spettrale Barbara Moselli. L’eccitazione verso il nuovo si trasforma in sensazioni confuse, di disorientamento e incomprensibilità: il contatto con queste strane persone riesce a portare quasi subito uno scompiglio che nasce dall’interiorità di Greta - Iris Fusetti - e del suo compagno “in pigiama” - un divertentissimo Paravidino. Questa frustrazione viene fuori con un impeto violento quasi a soffocarli attuando così quel meccanismo del conoscersi ma senza riconoscersi. La paura diventa la protagonista di questa vicenda: la paura di ciò che non comprendiamo, di ciò che non conosciamo e di ciò che non possiamo prevedere e che si nascondono negli angoli più celati della scena - quali la cucina e il pianerottolo - che creano sì un confine e un distacco ma allo stesso tempo una sorta di continuità “spirituale”.

Tra le note dei Bee Gees assistiamo a sogni e incubi, voci e fantasmi, scene che provocano riso ma che racchiudono in sé un vero e proprio dramma. Lo spioncino della porta di casa diviene il contatto con l’esterno, un riparo dalla paura di essere contaminati da qualcosa di cui poi non si potrebbe più fare a meno e che va a coincidere con una irrimediabile perdita di riservatezza e con un nuovo modo di affrontare il mondo, in un bisogno reciproco e costante del contatto con l’altro.

Una recitazione lieve che coinvolge totalmente l’attenzione dello spettatore e lo fa sussultare di paura, riflettere e anche ridere, mentre un dolce pensiero va - inevitabilmente - a Monica Samassa.

I VICINI saranno in scena al Teatro Piccolo Eliseo fino a domenica 24 aprile. Andate a vederlo.

 

Marianna Zito

Foto di Valeria Tomasulo

 

            L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” apre le iscrizioni all’edizione 2016/2017 del Master di primo livello in Critica Giornalistica.

Il progetto, nato nel 2006 e approvato nel 2009 dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca con il rilascio di un titolo di studio riconosciuto e l’attribuzione di 60 crediti formativi, si è affermato negli anni come punto di riferimento nel settore della formazione post lauream nazionale rivolta alle discipline del giornalismo e della comunicazione.

           

Il successo del Master, confermato dall’alta percentuale di placement sul mercato del lavoro dei propri corsisti diplomati, è da attribuirsi a un corpo docente costituito da professionisti provenienti dal mondo dell’editoria ed a una costante attività pratica garantita dal project work di scrittura giornalistica con la testata Recensito.

Le attività pratiche e laboratoriali, mirano inoltre ad offrire una concreta esperienza di comunicazione multimediale e ufficio stampa. Gli allievi, sotto la supervisione dei docenti e del tutor, “comunicheranno”, con gli strumenti propri del web 2.0, tutte le iniziative didattiche e spettacolari dell’Istituzione: dal Festival dei “Due Mondi” di Spoleto ai saggi di Diploma degli allievi attori e registi guidati da Maestri come: Giorgio Barberio Corsetti, Arturo Cirillo, Massimiliano Civica, Lorenzo Salveti, Sergio Rubini, Valentino Villa.

 

Tra gli insegnanti del corso vi sono firme prestigiose della stampa e dei media del nostro Paese come: Massimo Marino (Il Corriere della Sera), Leonetta Bentivoglio (La Repubblica), Ernesto Assante (La Repubblica), Sandro Cappelletto (La Stampa), Steve Della Casa (Radio Rai), Frediano Finucci (LA 7), Carlo Freccero (membro del consiglio di amministrazione RAI), Gabriele Niola (My Movies, Wired) e  Michele Rech in arte Zerocalcare.

Un punto di forza è rappresentato dai prestigiosi stage presso le aziende partner che in più occasioni, si sono trasformati in una concreta opportunità di lavoro, tra queste:

RAI, LA7, Adnkronos, Gruppo Editoriale “L’Espresso”, Fondazione Musica per Roma, Zètema Progetto Cultura,  Agis-Anec Lazio, APT (Associazione Produttori Televisivi), Film Commission Toscana, Film Commission Marche, Film Commission Torino Piemonte, Wider Films,  MY Movies, Cineteca di Bologna.

Sono partner del Master i teatri più importanti d’Italia come il Piccolo Teatro di Milano, Teatri di Roma, l’Eliseo, il Teatro Biondo di Palermo, il Teatro Massimo di Palermo, Teatri di Vita di Bologna, il Teatro della Pergola di Firenze, Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, Teatro Pubblico Pugliese di Bari, Radio Città Futura, le agenzie di comunicazione Daniele Mignardi Promopress Agency, Tiziana Rocca Comunicazione e Storyfinders.

 

Redazione - Modulazioni Temporali

Un testo, quello di Ennio Speranza, che ha come punto focale e come snodo totalizzante la parola, quella più cruda e nuda possibile. Ciò è permesso anche da una scenografia spoglia, fatta solo da 5 cubi bianchi posti sul pavimento del palcoscenico.

C’è poi un uomo, Cristian Ruiz, che aspetta un autobus. Anche lui all’inizio è totalmente nudo e crudo come le stesse parole che cominceranno a uscire dalla sua bocca, a ritmo di valzer. Parole che sottolineano una vacuità esistenziale che va dalla nascita e finisce con la morte, ribadiscono l’impossibilità al cambiamento che - nel momento in cui sembra avvenire - è solo apparente perché, alla fine, dentro di noi rimaniamo sempre gli stessi, ancorati alle sempre identiche paure, ossessioni e sofferenze che si riversano su tutto quello che facciamo, compreso il nostro lavoro e, quindi, alla produzione….del nulla. Una “coalizione a ripetere” che ci rinchiude in un vortice senza fine - sempre il medesimo giro di valzer - in un delirio che passa dalla realtà al sogno e viceversa.

Un monologo incessante, in cui oltre alla parole prendono ampio spazio lo sguardo e l’espressività di Ruiz che a tratti raggelano e a tratti divertono il pubblico perché una sfaccettatura di neurosi o nevrosi almeno una volta nella vita appartiene a tutti e questo spettacolo tragicomico ce la sbatte in faccia. Gli incidenti, i piaceri e le illusioni non fanno altro che renderci prigionieri di noi stessi ponendoci sempre davanti allo stesso dubbio amletico dal voler essere dappertutto al volere improvvisamente svanire: una depressione cosmica e dilaniante a mostrare la nostra parte doppia, quella folle.

Neurosi delle 7,47 - con la regia di Massimo Natale - è in prima assoluta al Brancaccino di Roma fino al 17 aprile.

Marianna Zito

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