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SANTO GENET nel Giardino Ritrovato di Palazzo Venezia

01.07.2016 11:06

 

“La solitude ne m'est pas donnée, je la gagne.

Je suis conduit vers elle par un souci de beauté.

J'y veux me définir, délimiter mes contours,

 sortir de la confusion, m'ordonner.”

JEAN GENET

 

 

La Compagnia della Fortezza di Armando Punzo ha portato in scena a Roma il suo Santo Genet avvolgendoci nella suggestiva atmosfera del Giardino Ritrovato di Palazzo Venezia.                                                                                                      Marinai sinuosi ci accolgono all’ingresso e ci parlano e ci sorridono, cosparsi di fiori - alcuni - mentre un affascinante Armando Punzo ci introduce a quello che sarà il suo omaggio a Jean Genet.

In una scenografia di alti specchi, statue e un pianoforte ci aspettano poi tamburi di angeli che presto si confonderanno con il pubblico. Dal sepolcro di marmo bianco al bordello di Madama Irma l’obiettivo è sempre uno solo: il raggiungimento della più alta attitudine umana, la Santità - o di una Morte Santa - avendo come punto di partenza la Parola stessa per arrivare alla creazione sola della Bellezza. Essere meravigliosamente Santi - distaccati dalla realtà - persi in una finzione universale, appartenenti a una morte precedente all’essere vita.

Si attua un capovolgimento delle regole sociali, tutti i dinieghi diventano verità, il bordello diventa un palcoscenico di vite segrete, dove ognuno può diventare altro all’infuori di sé, attraverso la mera illusione. Gli stessi costumi di Emanuela Dell’Aglio sottolineano questo distacco dalla vita reale. Le voci, le urla diventano assordanti, a volte lontane e incomprensibili altre terribilmente vicine. I colori e gli elementi scenografici - di Armando Punzo, Alessandro Marzetti e Silvia Bertoni - sono forti e coinvolgenti e le musiche - di Andrea Salvatori - riempiono tempo, luoghi e animo.

Ogni morte è un suicidio e ogni criminale o marinaio è bellezza ricoperta di oro e di fiori. Lo sguardo degli attori è ambiguo - intrigante e suadente - catturano  gli occhi, ci prendono per mano e danzano. La messa in scena si scosta dalle realtà salde e definite  per andare verso direzioni ambigue e oniriche che - attraverso la proiezione nell’animo - si trasformano in verità senza concretezza alcuna, riflettendo la nostra parte interiore più nascosta.

 

Per maggiori informazioni sullo straordinario lavoro della Compagnia della Fortezza e di Armando Purzo clicca qui http://www.compagniadellafortezza.org/new/storia/cera-una-volta/

 

Marianna Zito